Achille Lauro: breve storia del sequestro della nave

Serena Marotta22 gennaio 2016

Sono passati oltre 30 anni dal sequestro della nave Achille Lauro, avvenuto il 7 ottobre 1985. Fu allora che quattro terroristi palestinesi sequestrarono la nave da crociera italiana, per poi liberare gli ostaggi due giorni dopo, il 9 ottobre.

Sequestro Achille Lauro - giornale - 7 ottobre 1985

Il sequestro dell’Achille Lauro: la prima pagina del Corriere della Sera del 9 ottobre 1985

Il sequestro dell’Achille Lauro

Il sequestro avvenne al largo delle coste egiziane. A bordo della nave c’erano 400 persone, gli altri passeggeri si trovavano a terra per un’escursione. Intorno alle 13 del 7 ottobre, i terroristi armati prendono il controllo dell’Achille Lauro: durante il processo dichiararono che in realtà volevano compiere un attentato nel porto israeliano di Ashdod, una delle tappe della nave, ma essendo stati scoperti, decisero di eseguire il sequestro. In cambio, i quattro terroristi, dichiaratisi appartenenti all’Olp, chiesero subito la liberazione di 52 palestinesi detenuti in Israele. In verità, i terroristi appartenevano al Fronte per la liberazione della Palestina, gruppo radicale all’interno dell’Olp, che si opponeva alla linea di Yasser Arafat, che negò ogni responsabilità.

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Achille Lauro - Nave

Una foto della nave Achille Lauro. Il suo nome viene dall’armatore napoletano (1887 – 1982).

La liberazione degli ostaggi

È così che il governo italiano (Bettino Craxi) con il ministro degli Esteri (Giulio Andreotti) decise di chiedere la collaborazione del presidente palestinese. Una mossa che permise, grazie all’invio di due mediatori da parte di Arafat, di liberare gli ostaggi: i dirottatori, infatti, si consegnarono alle autorità egiziane. Da quel momento, l’Achille Lauro si diresse a Port Said, attraccando il 10 ottobre 1985.

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Filosofia, opera (pannello decorativo) di Gustav Klimt

Filosofia, opera (pannello decorativo) di Gustav Klimt

Serena Marotta14 dicembre 2015

Nel 1894 a Gustav Klimt venne dato l’incarico di realizzare dei pannelli decorativi per l’Aula Magna dell’Università di Vienna. L’incarico venne affidato anche a Franz Matsch; gli artisti realizzarono le opere indipendentemente l’uno dall’altro, dividendosi i pannelli da dipingere. Klimt realizzò quelli di tre facoltà: filosofiamedicina e giurisprudenza. L’artista si dedica al progetto a partire dal 1899 e il primo pannello è la “Filosofia”, che terminerà nel 1900.

Philosophy - Klimt - Filosofia - Philosophie - 1898-1907

Filosofia, opera di Gustav Klimt (1899-1907). Il pannello decorava il soffitto della Great Hall dell’Università di Vienna. Fu distrutto da un incendio nel 1945.
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L’opera venne presentata alla VII mostra della Secessione del 1900 e suscitò molte polemiche: Klimt venne infatti molto criticato, mentre all’esposizione universale di Parigi, sempre nel 1900, ricevette la medaglia d’oro.
Filosofia di Klimt è un olio su tela, di centimetri 430 x 300. L’opera è andata distrutta nel 1945 nell’incendio del castello di Immendorf.

La Filosofia: l’opera

Il pannello raffigurava dei corpi femminili avviluppati tra loro, in trance, e dovevano rappresentare la nascita, la feconditàe la morte.

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LibroClick, NASCONO ‘LE TORRI DEL VENTO’ E DEBUTTANO CON UN PLAYBOY

NASCONO ‘LE TORRI DEL VENTO’ E DEBUTTANO CON UN PLAYBOYhttp://libroclick.blogspot.it/


NASCONO ‘LE TORRI DEL VENTO’ E DEBUTTANO CON UN PLAYBOY

In una Palermo che arranca, sotto tutti i profili, apprendere che un gruppo di giovani ha trovato il coraggio di dare vita ad una piccola casa editrice, è motivo di conforto e allo stesso tempo di speranza per quanti non si rassegnano a considerare possibile la irredimibilità di sciasciana memoria. Investire nella cultura e nella editoria, con l’ aria che tira, può sembrare antieconomico come ci segnalano non pochi indicatori. Ma se al pessimismo della ragione, si contrappone l’ ottimismo della volontà, tutte le resistenze e paure passano in secondo piano per lasciare spazio ad una scommessa. I fondatori della casa editoriale Torri del Vento (gli uffici sono proprio in una di due torri che sovrastano un antico palazzo sull’ asse di via Roma), coordinati dal giovane avvocato Daniele Anselmo (direttore della collana “i capperi”), intendono realizzare un progetto ambizioso: diffondere la cultura e l’ amore per i libri. Privilegeranno gli scritti di nuovi talenti ma anche la ristampa di testi dimenticati o poco conosciuti di autori siciliani che spaziano dalla storia alla memorialistica, dai gialli alle biografie, dai racconti ai romanzi. Insomma un modo per scovare e valorizzare autori. La prima uscita delle palermitane edizioni “Torri del Vento” è la singolare biografia di un playboy della Belle Epoque come Ignazio Florio, scritta da un amico di famiglia, l’ avvocato Giovanni Marasà, scomparso nel 1975. Il libretto, con una veste tipografica elegante, è già nelle librerie (costo 10 euro). Il libro di Marasà è un viaggio nelle abitudini e nei vizi del più famoso esponente della famiglia Florio, la dinastia palermitana che, nei primi del Novecento, dominava in tutti i settori dell’ economia siciliana. Le avventure galanti di Ignazio Florio offrono il ritratto di un simpatico guascone dedito ai piaceri e alla mondanità, assolutamente estraneo agli affari di famiglia che cominciano proprio allora a vacillare, preludio di un tracollo inarrestabile. Caustico il giudizio di Gaetano Savatteri che ha curato la prefazione: «La lettura del libro di Marasà ci regala brani di conversazione, aneddoti arricchiti di particolari, squarci di conversazioni perdute di quando il pettegolezzo era arte sopraffina, che costruiva o demoliva le reputazioni pubbliche. Il piacere sottile di parlare e sparlare. Piacere molto palermitano».

LINO BUSCEMI

Giornata Mondiale sulla salute mentale

Ho visto danzare le ombre,
ho giocato con loro e
riso a crepapelle.
Ho visto visi sconosciuti assaporare
Il gusto amaro della follia.
Ho camminato, in bilico, sul filo della vita,
mentre la mente mi conduceva in un mondo irreale,
lontano dalle paure, dai pregiudizi, dalle regole.
Ho camminato, in bilico, sul filo della vita,
mentre la mente rincorreva il pensiero terribile di chiudere gli occhi.
Ho camminato, in bilico, sul filo della vita sino a quando ho incontrato
dei camici bianchi: adesso cammino, in equilibrio, verso la ragione e

torno serena sul filo leggero e colorato della vita.
Serena Marotta

Palermo e l’arte: domani alle 18 l’inaugurazione di "In hoc signo"

Pubblicato il: 9 ottobre 2015 alle 12:43



“ In hoc signo ”. È questo il titolo della mostra collettiva di arte contemporanea che sarà inaugurata domani, alle 18, a Palazzo Costantino, in via Maqueda angolo “Quattro Canti”, in occasione della XI giornata del Contemporaneo. Il palazzo di proprietà di Roberto Bilotti, il cui sogno è quello di farne un museo, apre le porte a una quarantina di artisti siciliani, che esporranno le loro opere. La mostra sarà allestita dal 10 al 17 ottobre, tutti i giorni, dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 sino alle 19.30. La Expo è curata da Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, coordinata da Ignazio Schifano, Beatrice Feo Filangeri, Bobez Arte, le Nuvole A.C. e Dimora OZ. Sette giorni all’insegna dell’arte, dove si potranno ammirare installazioni, quadri, fotografie di diversi artisti, quali Noemi Priolo, Dalila Belato, Francesco Scherma, Adriano Ferrante, Paolo Madonia, Gisella Chaudry, Faniela Notaro, Guido Guzzo, Guglielmo Acciaro, Nicoletta Signorelli, Ignazio Schifano, Luca Crivello, Sergio Cardillo, Pietro Vaccarello , Simone Stuto, Roberto Caló, Beatrice Feo Filangeri, Daniela Balsamo, Laboratorio Saccardi, Mr. Richichi, Loredana Grasso, Andrea Curti, Elisa Martorana, Carmelo Maria Carollo, Daniele Cangialosi, Domenico Pellegrino, Libera Alessia Aiello, Vacuamoenia, Gandolfo Gabriele David, Sergio Barbàra, Mattia Pirandello, Patrycja Stefanek, Tiberio Michele, Nicola Pucci, Luigi Citarrella, Andrea Kantos, Claudia Di Gangi, Francesca La Porta, Francesco Cuttitta, Antonio Gervasi, Lorenzo Gatto e Salvo Agria. Alla collettiva parteciperà anche Roberto Fontana. Tra gli artisti presenti del laboratorio Dimora Oz, ci sono Andrea Kantos, Gandolfo G. David, Libera Alessia Aiello e Patrycja Stefanek e in contemporanea, dalle 11 alle 18, a Palazzo Barlotta, in via Sant’Agostino numero 31, si terrà un allestimento. Tra le novità anche il progetto fotografico e video “Ottagono del sole” di Salvo Agria (videomaker) e Lorenzo Gatto (fotografo), realizzato grazie alla collaborazione di diversi danzatori e musicisti.
di Serena Marotta

"Ciao, Ibtisam". Il caso Ilaria Alpi

Pubblicato il: 2 ottobre 2015 alle 21:52



«Ibtisam» è la traslitterazione della parola araba che significa sorriso. La scelta del titolo nasce dal desiderio di fare un omaggio a Ilaria Alpi, inviata del Tg3, che amava il mondo arabo, alla quale dedichiamo questa rubrica. Ilaria che tutti ricordano proprio per quel sorriso che non l’abbandonava mai. Ilaria assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Lei era una persona semplice che «ti veniva incontro con i suoi gonnelloni fiorati… i lunghi capelli sciolti sistemati un po’così. Sembrava sempre di ritorno da una spiaggia…», così la ricorda la collega Sara Scalia. La persona generosa che «ogni volta che partiva comprava sempre un orologio e tornava sempre senza, perché lo regalava a un’amica somala. Quella volta, l’orologio non poté donarlo a nessuno…». L’orologio di cui parlava Giorgio Alpi, il padre della giornalista, oggi è al polso di Luciana Alpi, madre di Ilaria, dal quale non si separa mai. Ilaria Alpi era una persona determinata, una «signora giornalista», come ricorda l’operatore Calvi, che l’aveva accompagnata in tutti i precedenti viaggi nella terra da lei amata e che cercava di proteggere dalle ruberie della Cooperazione, dai rifiuti e soprattutto dalle armi. Ha tanto voluto quel viaggio, il settimo, l’ultimo. Doveva essere quello decisivo: «È la storia della mia vita, devo concludere, devo fare, voglio mettere la parola fine», aveva detto al suo collega mentre cercava di convincerlo a partire. Con lei invece il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, c’era l’operatore Miran Hrovatin di Videoest di Trieste. Quello è stato il loro ultimo viaggio. Con questo lavoro partiamo proprio da lì, dal giorno dell’agguato, per tracciare in seguito il percorso seguito dagli inquirenti che si sono occupati delle indagini sino ad arrivare al processo di primo grado del 1999 contro il somalo Hashi Omar Hassan. Per passare poi a delineare i fatti di cronaca del periodo in cui viene commesso il duplice omicidio. Quindi torniamo a parlare dei due processi, quello della Corte d’Appello del 20 ottobre 2000 e d’Appello-bis del 10 maggio 2002, che vedono imputato ancora lui: Hashi, detto “Faudo”, oggi scarcerato dopo 16 anni. Quindi si parlerà del lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi –Hrovatin. Infine, ricostruiremo le tappe di Ilaria e Miran nei dieci giorni trascorsi in Somalia: Mogadiscio, Balad, Merca, Johar, Bosaso, Gardo, Bosaso, Mogadiscio.
di Serena Marotta
foto: fonte Facebook

Lando Buzzanca, l’attore che ha stregato tutti, riceverà oggi il premio Pigna d’argento alla carriera artistica

Gli brillano gli occhi quando ripercorre le tappe della sua carriera: occhi grandi, neri, profondi che ti accarezzano l’anima. Una voce inconfondibile, timbro caldo, dizione impeccabile. Una carriera brillante di attore, con alle spalle più di 107 film, di cui 102 con il ruolo di protagonista: stiamo parlando di Lando Buzzanca, 80 anni, palermitano doc, che oggi alle 20.30 riceverà il premio Pigna d’argento alla carriera artistica al teatro Savio di Palermo. Umile, animo sensibile, cuore d’oro, non perde occasione, nel corso dell’intervista, per ricordare il suo amore per la moglie Lucia, che ci ha lasciati. Sono stati insieme 57 anni: si sono amati da subito, è bastato uno sguardo. Lei ha sempre creduto nelle sue capacità, sostenendolo, e andando pure contro la sua famiglia, che non condivideva questa unione con “un morto di fame, un attore”. Intanto Lando ha sempre sognato di fare l’attore, sin da quando, all’età di 6 anni, si sedeva in platea a guardare i film. Ne aveva otto, di anni, quando per la prima volta ha detto a suo padre che voleva fare l’attore, ricevendo uno schiaffo dal genitore. Aveva 18 anni quando ha lasciato il liceo per seguire la sua passione raggiungendo Roma. Tanta gavetta, lavori precari e poi il primo film: “Divorzio all’italiana”. Prima anche un provino con Vittorio Gassman, che gli è servito per trovare il coraggio di proporsi. “Telefonavo a casa di Gassman, finita l’Accademia, e mi rispondeva sempre la madre, sino a quando, alla quinta telefonata, me lo ha passato. Mi ha dato un appuntamento al teatro a venti chilometri da casa mia. Chilometri percorsi a piedi. Poi l’appuntamento alle 22 a casa di Gassman per fare il provino. Alle nove ero già sotto casa sua. Avevo un figlio di tre anni, una moglie e la necessità di lavorare. Allora alle dieci in punto ho bussato alla porta. Mi ha aperto la madre e mi ha fatto accomodare. Poi l’incontro con Gassman: ho iniziato senza guardarlo. Lui mi ha ascoltato, mi ha chiesto di recitare una poesia. Quindi ho recitato una poesia di D’Annunzio. Stavolta l’ho guardato negli occhi. Ho finito e questo pazzo mi viene a dire: ‘Buzzanca lei ha una bella personalità, una bella voce e l’intelligenza’. Lui che era l’intelligenza. Io non credevo alle sue parole”. Da allora ne è passato di tempo, i film, il teatro, la televisione. Tra le pellicole che gli stanno più a cuore ci sono: “Il merlo maschio”, “Il domestico” e “L’arbitro”. Quest’ultimo ha riscosso un notevole successo, soprattutto a Madrid, dove è rimasto nelle sale per un anno. Lando è conosciuto in tutto il mondo e ha avuto anche un contratto con la Paramount. Tra le fiction quella che più gli è piaciuto interpretare è stato il commissario né “Io e mio figlio”, che ha avuto uno share di oltre 9 milioni di telespettatori. E poi c’è “Il Restauratore”, altra fiction di successo che vede Buzzanca nei panni di un ex poliziotto alle prese con le sue luccicanze.
di Serena Marotta

Simone Barbato sostituito da Luca Laurenti: il mimo, tanto amato dal pubblico, non sarà ad Avanti un altro

“Se dovesse decidere la gente, sarei ancora io il mimo ad ‘Avanti un altro’”. Il suo personaggio nasce per caso dall’imitazione dell’acaro durante il servizio militare fatto negli Alpini a Merano. Da qui Simone Barbato, dopo aver superato il provino, diventa prima il mimo di Zelig, poi il mimo di “Avanti un altro” per quattro anni. Il suo è stato il primo personaggio ad andare in onda nella prima puntata di quattro anni fa. Adesso Simone Barbato ha deciso di denunciare alla stampa un “atto meschino” di cui è stato vittima. Quale? Al suo posto e nel suo ruolo, in questa edizione del programma preserale “Avanti un altro”, in onda su Canale 5, c’è Luca Laurenti. “Non solo mi hanno tagliato fuori dalla trasmissione, ma hanno anche scimmiottato il mio personaggio… il mio stato d’animo è lo stesso di quello che si prova quando entrano i ladri in casa a rubare…”, racconta. Quello che mi hanno fatto è di una cattiveria inaudita perché puntano a distruggermi artisticamente”. E ancora: “Questa è una battaglia che sto facendo contro le ingiustizie, contro l’arroganza del potere, e per chi, come me, subisce questa sorte. Purtroppo in un paese come l’Italia si va avanti se si è figlio di qualcuno. Adesso sto cercando un agente che mi porti a lavorare all’estero”. Oltre il danno la beffa: “Paolo Bonolis ha detto ieri, martedì 22 settembre 2015, durante la trasmissione (visibile a questo link: http://www.video.mediaset.it/video/avanti_un_altro/full_2015_2016/martedi-22-settembre_561002.html) che “abbiamo cercato di contattare il mimo, ma non ha potuto risponderci, così quest’anno il mimo lo farai tu Laurenti”. Quello di Simone Barbato è diventato un personaggio molto amato dal pubblico, soprattutto dai bambini. Dagli oggetti agli animali, la sua imitazione è impeccabile. Nato ad Ovada (Alessandria), ha 35 anni, ha studiato pianoforte al conservatorio e da privatista canto. Simone Barbato, che è anche un tenore, conclude: “Sfiderei Laurenti a cantare, ma non credo che accetterebbe”.
Serena Marotta

Leggi l’articolo sul giornale L’ora

Un giorno

Ho sfiorato la tua anima e,
accarezzandoti, ho imparato ad amare.
In silenzio, ho respirato il tuo desiderio,
e soffocato il mio.
Ho ascoltato, riso, aspettato.
Ho odiato i tuoi pensieri,
che ti portavano lontano.
Ho collezionato frottole,
sognato le tue mani,
desiderato le tue labbra.
Ho amato la tua voce,
la tua ironia,
il tuo modo di gesticolare,
la tua mente, il tuo corpo.
Ti ho amato.
Serena Marotta